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The Horrors

Circolo Degli Artisti, Roma, 3/5/07



Ci ho messo un po' per scrivere questa recensione.

In effetti ci ho messo più tempo a pensarla piuttosto che a scriverla, perché quando ho avuto le idee chiare le parole si sono scritte da sole.

Il dubbio che attanagliava la mia mente era fondamentalmente uno: gli horrors sono il next big thing o no?

Le risposte si trovano tutte in questo concerto, o, se meglio volete, una sorta di show case,vista la durata:poco più di mezz'ora.

Beh,gli Horrors hanno sempre dimostrato, fin dagli inizi, di non essere molto longevi, una volta saliti sul palco.

Scaletta corta, nonostante un disco all'attivo e svariate canzoni diventate già celebri una volta incise su demo, ma che ora hanno un valore maggiore visto che alcune di esse nel disco d'esordio “Strange House” non ci sono.

All'arrivo sono curioso,quasi preoccupato di come possa andare il concerto. La presenza di ragazzi under 17 non mi consola nemmeno un po'.

Allora meglio evitare la prima fila, che con il caldo di quella sera forse sarebbe stata un po' troppo. Meglio evitarla anche perché gli Horrors meritano di essere ascoltati e soprattutto visti da una posizione buona, senza esser presi a botte dal pogo feroce che si scatena in pezzi come “Sheena is a Parasite” o “Gloves”.

Come presenza scenica è veramente difficile trovare un gruppo che renda il concerto un vero e proprio contatto con il pubblico, che viene travolto e devastato (in senso buono eh) dall'eccezionale carica che il gruppo ha sul palco. Beh con gli Horrors succede: sarà l'attesa che c'era per il concerto,sarà che sono oramai delle star richieste da parecchie copertine, ma succede.

Però, si c'è un però, gli Horrors live hanno delle pecche, e anche belle grosse: le scorie di un sound check evidentemente fatto in maniera frettolosa si fanno sentire, infatti i suoni non sono uniformi e facilmente si rischia di uscire con le orecchie in frantumi.

Il Vox Continental di Spider è ad un volume improponibile e, cosa ben peggiore, la voce di Faris è molto più bassa di quella del batterista Coffin Joe, che si sente molto di più rispetto al lead singer alto e magro della band che sta rivoluzionando la scena indie europea.

Facendo una stima finale si potrebbe dire che la sufficienza c'è,ma sicuramente l'esperienza che faranno durante questi mesi in giro per l'Europa (e non solo, Draw Japan ) servirà parecchio a questa band, che probabilmente non sarà mai capace di muoversi dal genere che propone in questo momento e che sta avendo parecchio successo, ma sicuramente avrà la possibilità di dimostrare che suonando live si possono migliorare parecchie piccole cose: quelle piccole cose che potrebbero farli diventare il vero Next Big Thing.

Alessandro C.

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